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Fico d'India In evidenza

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Fico d'India

Fico d'india

 

Il fico d'India è una cactacea molto comune soprattutto nel sud d'Italia. E' come un simbolo per la Sicilia, una pianta che produce gustosi frutti con l'unico inconveniente dell'enorme quantità di spine, piccole e fastidiose. Oggi la vediamo come una pianta tipica siciliana, ma la sua vera origine qual'è? Cominciamo ad analizzare il suo nome. Visto che viene chiamato fico d'India, possiamo pensare che la sua provenienza sia proprio l'India, sbagliato.

Dobbiamo fare un grande salto nel passato per capire il perchè di questo nome. Credo che tutti sappiamo chi fosse Cristoforo Colombo, lui nel 1492 partì verso ovest perchè, sapendo che la Terra fosse rotonda, voleva arrivare alle Indie utilizzando un'altra rotta per facilitare lo scambio commerciale con essa, senza sapere che lungo il suo tragitto si sarebbe scontrato con le Americhe. Quando sbarcò, qualsiasi cosa trovasse, la considerava indiana, infatti gli indigeni (i pellerossa) ancora oggi li chiamiamo impropriamente “indiani” proprio per lo sbaglio fatto inizialmente da Colombo. Il fico d'India è proprio una di quelle cose che venne ritenuto impropriamente "indiano", visto che in realtà è di origine americana. Cominciamo ad analizzare meglio questo pianta.

L'opuntia ficus-indica è una pianta succulenta facente parte della famiglia delle cactacee. Il suo luogo d'origine è il Messico. Arrivò nel Vecchio Mondo proprio con il primo viaggio di ritorno di Cristoforo Colombo, nel 1493.

Può raggiungere i 3 metri di altezza, non ha un fusto centrale vero e proprio, ma crea continuamente le tipiche pale (cladodi), producendo quelle nuove su quelle vecchie.

In passato le pale venivano utilizzate dai contadini: le conficcavano nel terreno vicino alla coltura desiderata, con il solo scopo di ombreggiarle dal sole cocente estivo. Un’altra usanza era quella di tagliare le pale in piccoli pezzi, utilizzandole come concime per il terreno. Inoltre la pale venivano utilizzate nel periodo rurale, come medicina contro la tonsillite, la febbre e la malaria, è anche un ottimo cicatrizzante.

Le pale sono non solo una fonte di accumulo di sostante nutritive, ma è anche il luogo in cui la pianta dà luogo alla fotosintesi clorofilliana. Al 4° anno di età, inizia una lignificazione della pala, prendendo anche così la funzione di fusto. Come in tutte le cactacee, le vere foglie sono le tipiche spine pungenti e fastidiose per chi cerca di toccarle. Le foglie delle cactacee con il passare dei millenni si son trasformate in spine, per diminuire l'evaporazione dell'acqua nei propri tessuti, adattandosi così anche nelle aree più desertiche dei luoghi in cui loro crescono.

Nel fico d'India troviamo due tipi di spine:

-Le tipiche spine biancastre, lunghe 1-2 mm, possono anche non trovarsi in alcune varietà come nella Opuntia inermi;

-I glochidi sono spine piccolissime, quasi invisibili, le troviamo in tutte le varietà di fico d'India e si staccano facilmente per poi aggrapparsi con la stessa facilità, nella cute. Hanno una punta ad uncino, questa particolarità le rende difficili da staccare, inoltre si spezzano facilmente, rimanendo spesso sotto pelle.

Il fiore è grande 4 cm di diametro, è di colore giallo intenso e si sviluppa sul laterale del cladode, soprattutto in quelli esposti maggiormente al sole, aventi un anno di vita. Dai fiori impollinati, saranno prodotti dei frutti ovali, più o meno allungati, che avranno un colore arancio/rossastro, rosso porpora o biancastro, a seconda della varietà. Il frutto è ricco di vitamine, fosforo e calcio, contiene una grande quantità di semi, difficili da masticare e da digerire, è sconsigliato mangiarne troppi perchè hanno un effetto astringente, affievolito se i frutti vengono mangiati col pane. Anche il frutto contiene sulla sua buccia un certo numero di spine, più ravvicinate e concentrate rispetto a quelle che stanno sulla superfice della pala.

Per eliminare le spine, vengono utilizzati alcuni metodi, ma quelli più utilizzati ed efficaci sono i seguenti:

1) Mettere i frutti all’interno di un lavandino o di una bacinella, lasciando scorrere l’acqua sopra di essi e aspettare che la maggior parte delle spine vadano via, dopo di ciò, leviamo l’acqua e con un coltello eliminiamo la buccia, così che il pericolo spine possa essere scongiurato.


2) Nel momento della raccolta, mettiamo a terra i frutti e con un ramoscello pieno di foglie, accarezziamo i frutti del fico d’India con esso. Questa tecnica è più efficace quando vi è una temperatura secca. Dopo aver eseguito questo procedimento e non siamo ancora soddisfatti, possiamo comunque integrare la tecnica numero 1.

 

Essendo una pianta molto resistente alla siccità, nel tempo si è trasformata in una pianta infestante, specialmente nelle zone in cui le temperature sono elevate. E’ una pianta facilmente riproducibile, sia per seme, ma soprattutto per talea, in natura infatti basta che una cladode (pala) cadi a terra per formare una nuova pianta.

Se vogliamo avere una pianta di fico d’India in breve tempo, è meglio ricorrere al taleaggio. Prendiamo un cladode di almeno un anno e interriamolo per metà in un contenitore che avevamo precedentemente preparato con del terriccio universale e, preferibilmente, con della ghiaia o argilla espansa in fondo al vaso/contenitore. Mettiamo la talea in un punto molto soleggiato, tenendo il terriccio lievemente umido. L’uso del sottovaso è altamente sconsigliato perchè, come qualsiasi succulenta, teme i ristagni idrici, andando incontro a morte sicura. Quando la talea avrà radicato, l’apporto di acqua deve essere il minore possibile, basta pensare che le piante di fico d’India in coltivazione, non hanno bisogno di acqua irrigua, ma vivono solo ed esclusivamente con la pioggia naturale.

Se abbiamo preso questi piccoli accorgimenti, la radicazione della talea avverrà velocemente e senza alcun problema. Quando l’esemplare sarà adulto, la sua grandezza aumenterà anno per anno, sia in altezza che in larghezza.

Spesso per il troppo peso, si potrà andar incontro allo spezzamento di interi blocchi di pale, rovinando esteticamente la pianta. Per evitare ciò, è consigliato eseguire una potatura annuale delle pale, diminuendone il numero, ridimensionandone la pianta. Non esageriamo però con questa operazione, o l’anno successivo ci ritroveremo con un numero minore di frutti. Durante la fruttificazione, però, possiamo eseguire un altro tipo di potatura, che riguarda i frutti stessi. Spesso succede di avere una grande quantità di frutti, che risultano piccoli e con poca polpa. Se però, quando i frutti sono ancora acerbi e di piccole dimensioni, eliminiamo alcuni esemplari, a maturazione i frutti rimasti raggiungeranno dimensioni maggiori, avendo i così detti “bastarduni”, più grossi e belli da vedere.

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda la trasformazione sia dei frutti che delle pale, visitate queste pagine, dove ve ne parleremo in modo approfondito:

Cucinare le pale di fico d’India

Marmellata di fico d’India

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