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Il "mal secco" degli agrumi

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Il "mal secco" degli agrumi

Il mal secco (o in dialetto siciliano "malu siccu") è una malattia fungina tipica degli agrumi, soprattutto per il limone e il mandarino. Essendo un fungo, si manifesta quando il grado di umidità persiste per lungo tempo. La malattia del Mal secco è difficile da contrastare e, nella maggior parte dei casi, porta alla morte della pianta. Il nome scientifico di questo fungo è Phoma tracheiphyla. Si manifesta in due modi: o attacca le foglie, facendole ingiallire e cadere, oppure le radici e il tronco, in questo caso viene definito "fulminante" e la pianta non ha scampo. Quando colpisce il fogliame, bisogna intervenire tempestivamente, prima che colpisca il tronco. Le foglie cominciano a ingiallirsi, cadono, i rami si disseccano e la corteccia tende a spaccarsi, facendo affiorare la parte legnosa sottostante, più rossastra del normale (colpa della malattia). I rami si seccano del tutto e l'unico modo per poter contrastare la malattia è quello di eliminare completamente la parte, tagliando 30 cm al di sotto della parte ormai attaccata. Quando si esegue questa operazione, è bene disinfettare gli attrezzi da taglio, prima e dopo l’operazione,  poi mettiamo prodotti cicatrizzanti sulla ferita. Il ramo infettato deve essere poi bruciato lontano da qualsiasi agrume, così che non si allarghi l'infezione. In alcuni casi, quando il fungo ha già attaccato tutta la chioma, si effettua un taglio totale, lasciando solo il tronco (ricordiamoci dei 30 cm). A questo punto, effettuiamo un innesto, in questo modo avremo più probabilità che la pianta si riprenda. Il periodo migliore per effettuare un innesto su un agrume è tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera (febbraio/aprile), ricordandoci sempre di disinfettare gli attrezzi e utilizzare prodotti cicatrizzanti per le grosse ferite alla pianta.

Il mal secco si può comunque prevenire, come? Ve lo spiegheremo proprio adesso.

Per prima cosa, sapendo che è un fungo, adora l’umidità, perciò non piantiamo l’agrume in un terreno paludoso/argilloso e facciamo in modo che non ci siano ristagni di acqua. Un'altra cosa da evitare, è quella di provocare ferite alla pianta, senza utilizzare prodotti cicatrizzanti: è proprio grazie a queste ferite che il fungo penetra nei vasi, ostruendo il flusso della linfa. La stessa grandine è un pericolo per la manifestazione della malattia, soprattutto se i chicchi sono di medie/grosse dimensioni, perché infliggono delle micro-ferite in tutta la pianta, specialmente alle foglie, perciò se si tratta di una pianta in vaso o di pochi esemplari in terra, proteggiamola/e mettendola al coperto oppure ricoprendole con una rete anti-grandine.

Un’altra accortezza per far si che la pianta non si ammali, è potarla nel periodo fine primavera/inizio estate, quando perciò l’umidità sarà notevolmente calata assieme alla probabilità che la malattia si manifesti.

Esistono anche dei prodotti medicinali che aiutano alla guarigione della pianta o ancor meglio se usati come forma preventiva, per lo più sono dei fungicidi rameici, a base di ossicloruro di rame, forma di rame che garantisce persistenza, efficacia e selettività.

L’applicazione di questi prodotti sono consigliabili in tutto l’arco dell’anno, esclusi i mesi di dicembre e gennaio.

I frutti trattati possono essere mangiati dai 3 ai 20 giorni dopo l'ultimo trattamento, a seconda della coltura.

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