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U2 - War

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U2 - War U2 - War

Come “Please Please Me” (1963) dei Beatles ha rappresentato meglio di chiunque altro l’ottimismo dei giovani agli inizi degli anni 60, e come “The Dark Side of the Moon” (1973) ha rappresentato meglio di qualunque altro disco la disillusione degli anni 70, “War” (1983) ha rappresentato meglio di ogni altro album i sentimenti dei giovani ventenni all’inizio degli anni 80 quando il mondo era nel mezzo della Guerra Fredda. Come disse Bono: “In quel periodo aprivi la televisione e vedevi solo scene di guerra, la guerra tra Iraq e Iran, la guerra delle Falklands, e, soprattutto, la questione dei missili USA e URSS”. War parla (soprattutto) di questo e per questo possiamo definirlo epocale.

Ovviamente, dire che un album è un eccellente documento di un’epoca non significa necessariamente che si tratti capolavoro musicale, perché (globalmente) War non lo è, ma certamente ha saputo entrare come pochi dischi nel cuore della gente. E non è poco.

Il loro album precedente October era stato un insuccesso commerciale, nonostante l’eccellente qualità musicale – globalmente superiore a quella di War. Gli U2 all’epoca stavano vivendo una grande crisi spirituale. Irlandesi credenti, nel 1981 erano entrati a far parte di un gruppo cristiano chiamato Shalom che li aveva portati ad avere alcuni dubbi sulla loro scelta di fare musica rock. Ad un certo punto Edge lasciò il gruppo e con lui Bono.

Dopo alcuni mesi di riflessione, i due tornarono sui loro passi, e nel Marzo 1982 pubblicarono il nuovo singolo A Celebration, un elementare ma corposo rockche tocca i temi religiosi di October e, contemporaneamente, anticipa i temi di War con un Bono che canta: “Credo nella terza guerra mondiale, credo nella bomba atomica, ma non mi schiacceranno.  Credo nelle mura di Gerico, credo stiano crollando, credo nella Chiesa di Cristo”. C’era bisogno di una B-side per A Celebration e non c’era molto tempo a disposizione; e, così, in 40 minuti Edge e gli altri tre improvvisarono quella che divenne una delle canzoni più amate dai fan del gruppo nei primi anni 80, Party Girl.

Con questo nuovo singolo nei negozi, gli U2 si chiusero in studio e tra il Maggio e il Dicembre 1982 tirarono fuori War che, da anonimi, li trasformò nel più grande gruppo emergente del pianeta. A oggi 11 milioni di copie vendute.

L’album ha un intramontabile inizio. È la batteria marziale di Mullen che introduce il celebrato arpeggio di Edge, preceduto da un inquietante violino elettrico. La superba voce di Bono pensa al resto, mentre il violino e la chitarra acustica sottolineano la triste rabbia che avvolge le parole di Bono: “Non posso credere alle notizie che ho sentito, ma non posso chiudere gli occhi e farle andar via”. Bono sta parlando della famosa strage  di Domenica 30 Gennaio 1972 avvenuta a Derry (Irlanda del Nord) quando la polizia inglese sparò su una folla pacifica che protestava contro l’occupazione inglese in Irlanda. Bono passa a descrivere in parole semplici ma efficaci gli effetti della carneficina, mentre Edge entra in scena col suo suono scintillante-pastoso che ripete il suo riff iniziale: “Bottiglie rotte sotto i piedi dei bimbi. Corpi sparsi ai lati del vicolo cieco. Ma non darò retta al richiamo alla lotta. Mi mette le spalle Mi mette con le spalle al muro”, fino al ritornello memorabile “Sunday Bloody Sunday”. Poi la chitarra ripete di nuovo le note dell’arpeggio ma si fa dura, a rappresentare bene la rabbia montante: “E la battaglia è appena cominciata Ci sono molte perdite, ma dimmi chi ha vinto? Le trincee scavate nei nostri cuori e  madri, figli, fratelli, sorelle separati. Per quanto, dovremo cantare questa canzone? Per quanto, per quanto? Perché stanotte noi possiamo essere uniti”.  Poi entra in scena il semplice assolo di chitarra e poi la voce piena di eco di Bono che ricorda l’intermezzo di “Out of Control”, prima della terza strofa con la batteria di Mullen che pesta pesantemente e ruba la scena alla chitarra mentre Bono canta il succo della canzone, e cioè l’abitudine della gente all’orrore a causa della televisione: ”Ed è vero siamo immuni, quando la verità è romanzo e la TV realtà”. La canzone si conclude con il solito riferimento cristiano: “Lavera battaglia è appena cominciata. Per reclamare la vittoria che Gesù ottenne In una....”  Bono vorrebbe dire “Gloriosa Domenica di Pasqua”, ma poi ritorna a terra e canta “Domenica, maledetta domenica”.  Tre semplici accordi e innumerevoli varianti sul tema hanno generato un gioiello musicale. La semplicità non è di ostacolo alla bellezza se alla semplicità si unisce un grande lavoro di raffinamento, come questa canzone ci mostra. L’ostacolo all’arte non è la semplicità, ma la mediocrità e la pigrizia. Non tutte le canzoni degli U2 sono capolavori; ma quasi mai le loro canzoni sono mediocri.

Anche se Sunday Bloody Sunday è una canzone che parla contro l’oppressione degli Inglesi in Irlanda, fece impazzire i giovani britannici  che letteralmente adorarono questa canzone, che rimase in cima alle classifiche inglesi per oltre un anno. Il loro amore per questa canzone si può vedere quel 13 Luglio 1985 al Wembley Stadium durante il Live Aid, quando gli U2, presentati da Jack Nicholson, cantarono “Sunday Bloody Sunday” dopo “Bad”, in mezzo agli applausi entusiasti del pubblico e alle bandierine con scritto “U2”. La musica degli U2 ha avvicinato inglesi e irlandesi più di tutte le conferenze di pace tra Irlanda e Inghilterra. Ovviamente vi invito ad andare a vedere l’esibizione degli U2 al Live Aid su You Tube.

Torniamo al disco. Dopo la bomba iniziale, si passa a Seconds, un brano più calmo, ma dal testo agghiacciante: “Ci vuole un secondo per dire addio, dì addio. Lampi di fulmini attraverso il cielo Est od Ovest,  se lo fanno  moriremo”. I lampi di fulmini di cui si parla sono i missili della NATO puntati a pochi centinaia di chilometri da quelli del Patto di Varsavia. All’epoca, bastava che qualche pazzo premesse un bottone e sarebbe stata la fine. Per usare le parole dell’ex-cancelliere tedesco Helmut Kohl, “nel 1982 eravamo ad un passo dalla terza guerra mondiale”.  Solo alla luce di questa cornice storica, si può capire il testo di questo brano che, ad una prima occhiata, può sembrare davvero sembrare troppo drammatico. Dal punto di vista musicale, “Seconds” si regge sulla melodia di Bono e sul basso di Adam Clayton, che ruba la scena al semplice lavoro di chitarra acustica di Edge. Poi la chitarra elettrica si unisce a quella acustica, per evitare la monotonia. I cori sono perfetti e permettono al brano di non scadere nell’ordinario.

E poi l’ntramontabile intro di piano di New Year’s Day. Prima l’urlo di Bono e poi la chitarra elettrica si uniscono al piano che comincia il suo crescendo fino ad una piccola deflagrazione sonora. Il resto lo fa la splendida melodia Bono, accompagnato dall’ottimo lavoro di basso e dai piccoli riempitivi distorti di Edge, fino al bellissimo assolo di chitarra introdotto ancora dal piano, prima dell’entrata della batteria (fino a quel momento un po’ anonima e monotona) che introduce una terza strofa sobria che precede il finale sfumato. Il singolo di maggior successo in Italia, che nella ormai lontana estate del 1983, faceva a gara alla radio con “Every Breath You Take” dei Police come singolo più trasmesso. Anche qui il testo è estremamente impegnato e tratta un tema di grande attualità nel 1983, e cioè la legge  marziale imposta dal generale Jaruselski contro il sindacato di Solidarnosc a Varsavia nel Dicembre 1981, perché così nel giorno di capodanno (New Year’s Day) 1982 non ci fossero più pruriti libertari e fosse “tutto tranquillo” (come recita la prima strofa della canzone). È facile capire quanto questo brano fosse amato dai giovani polacchi anticomunisti che lo ascoltavano di nascosto in quei giorni in cui la musica occidentale era bandita dalle radio dei paesi dell’Est. Davvero difficile non parlare di canzone epocale in questo caso.

Si passa a “Like a Song”, introdotta dalla batteria marziale di Mullen che apre il tappeto sonoro per la chitarra. La musica è essenziale, ma la canzone sa arrivare al cuore e alle orecchie come poche altre. Una frustata, con la voce di Bono in gran spolvero. Una perfetta rock-arena song che, stranamente, venne suonata in pubblico  solo qualche volta.  Il testo parla dell’orgoglio che è all’origine delle ideologie e della fede cieca nelle proprie idee: “Troppo determinati nei nostri metodi per provare a cambiare gli accordi, Troppo giusti per avere torto”, ma nessuna delle due parti in combattimento ha ragione perché “Due torti non faranno mai una cosa giusta”, fino all’invocazione al Cielo, “Un nuovo cuore è ciò di cui c’è bisogno. Oh Dio, fallo sanguinare” perché cancelli le certezze orgogliose dei combattenti.

E veniamo ad una delle canzoni più dolci e sottovalutate della produzione degli U2, Drowing Man. L’inizio in dissolvenza col violino elettrico che apre alla chitarra acustica. Anche qui la forza della canzone è nella melodia di Bono, molto asciutta all’inizio per crescere lentamente. Il lavoro di violino –  messo dopo la prima strofa – sa trasmettere grande emozione all’ascoltatore. Poi la seconda strofa ancora più intensa da parte di Bono, fino al ritornello da brivido con il cantante che urla con partecipazione: “Hold On” (“Resisti!”). Poi l’intermezzo musicale prima della terza strofa sembra il suono di un clavicembalo. Terza strofa e poi finale di violino in dissolvenza. Un capolavoro emozionale,  tra i massimi del gruppo. Il testo splendido fu improvvisato da Bono al microfono, e non ha nulla a che fare con la guerra. Nonostante l’improvvisazione, le liriche sono tutt’altro che mediocri. Sono rivolte dal Signore all’uomo che sta annegando nel mare dei suoi dubbi e delle sue insicurezze: “Prendi la mia mano, lo sai che sarò là.  Io attraverserò il cielo per amor tuo. io conosco bene questi venti e correnti. Questo cambio di tempi non ti trascinerà via. Resisti e non lasciarti andare dal mio amore. Le tempeste passeranno, non mancherà molto Questo amore resterà. Questo amore resterà per sempre”.

The Refugee  è una buona canzone con Bono sempre in gran forma. La chitarra di Edge e una specie di tromba, impediscono alla canzone di risolversi in puro cantato. Il tema trattato è il dolore di una profuga, sottratta alla sua terra dalla guerra, e che è pronta a salpare, col suo ragazzo, per  andare in America, “la terra promessa”, abbandonando il padre che sta per andare a combattere.

Two Hearts Beat as One è una canzone d’amore rivolta da Bono a sua moglie,  le sue  scuse per essere ormai impegnato in una "danza" (quella dei concerti imposti dallo show-business) che sicuramente lo porterà spesso a trascurare la compagna.

Red Light  è la versione U2 di Roxanne dei Police. Sono le parole che un uomo rivolge ad una prostituta perché lasci “la vita”. Sembra di sentire Robert de Niro che parla a Jodie Foster in Taxi Driver. L’assolo di tromba è l’unico assolo di tromba che troviamo in una canzone degli U2 e permette al brano di non scadere nell’ordinario.

Mentre nelle tre canzoni precedenti, più che la musica, è la voce di Bono a fare da protagonista, il brano successivo, Surrender, è un gioiellino musicale con la chitarra di Edge in evidenza. La canzone parla di Sadie, una donna che ha fallito e si è arresa e, a quanto sembra, sale su fino al 48 esimo piano  di un edificio per vedere il mondo dall’alto. L’ultima strofa è preso da qualche testo di mistica cristiana: “Se voglio essere felice, devo morire a me stesso ogni giorno di più”.

Gli U2 non erano soddisfatti della conclusione dell’album. Il bassista Adam Clayton se n’era già andato dallo studio. Allora Edge prese il basso, e improvvisò un’idea che aveva in testa. Mullen lo seguì. Mancava il testo. Bono prese la Bibbia e disse: “Mettiamoci un Salmo”. Prese il Salmo 40 e la dolcissima melodia venne fuori da sola – quasi un dono di Dio dopo 9 mesi di duro lavoro per realizzare War. Poi mixarono la canzone aggiungendo il coro angelico che le fa da supporto. In meno di un’ora di lavoro era nata 40. Finito di incidere il pezzo, uscirono dallo studio come se niente fosse. I tre giovanotti non immaginavano  che 40 sarebbediventata la canzone di chiusura di tutti i concerti degli U2 per molti anni a venire.

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